Il Tartufo Bianco Pregiato del Molise in tavola:
Il Tartufo Bianco Pregiato si valorizza abbinato ad ingredienti semplici, equilibrati e discreti; non deve essere assolutamente alterato con preparazioni complicate o estranee alle nostre tradizioni culinarie né abbinato a condimenti e salse. Bastano pochi grammi di tartufo a scaglie sottili, per esaltare al meglio le sue prerogative organolettiche ed impreziosire una pietanza. Non sono concesse mescolanze con specie di tartufo meno pregiate, né sono ammesse mistificazioni con prodotti di sintesi ad oli. Un veloce confronto tra il tartufo bianco e il tartufo nero in cucina aiuterà il consumatore a valutarne la giusta modalità d’impiego e di degustazione. Le due specie vengono nettamente distinte secondo due principi essenziali:
• il nero va consumato in quantità, quello bianco è un aromatizzante che trasmette ai cibi soprattutto profumo, e va quindi impiegato in dosi minime;
• il nero si consuma cotto, il bianco quasi esclusivamente crudo, affettandolo direttamente sulla pietanza.
La seguente breve scheda tecnica facilita il riconoscimento del prodotto nostrano
Nome latino: Tuber Magnatum Pico
Nome comune: Tartufo Bianco Pregiato
Classificazione:
REGNO: Funghi ORDINE: Pezizales
DIVISIONE: Eumycota FAMIGLIA: tuberaceae
SOTTODIVISIONE: Ascomycotina GENERE: Tuber
CLASSE:Discomycetes SPECIE: Magnatum Pico
Composizione chimica (quantità per 100 grammi di prodotto):
Acqua g 82,6 Sodio mg 40
Azoto g 0,9 Potassio mg 188
Azoto no proteico g 0,2 Zinco mg 2,8
Proteine g 4,1 Rame mg 1
Lipidi g 2,1 Calcio mg 12,4
Glucidi g 2,0 Magnesio mg 8,1
Fibra g 0,4 Ferro mg 3
Forma: aspetto globoso, con numerose depressioni e lobi dovuti alle caratteristiche del terreno nel quale nasce.
Aspetto esterno: il peridio, cioè la scorza esterna con funzioni protettive verso batteri e funghi è di colore giallognolo con sfumature verdognole e superficie liscia.
Aspetto interno visibile alla sezione: la sua gleba, ovvero la polpa interna, assume una colorazione nocciola con venature biancastre esili e sinuose per poi diventare fuligginoso-rossiccia a seconda del grado di maturazione del suolo e della pianta simbionte.
Caratteristiche organolettiche: quando raggiunge la giusta maturazione ha un profumo spiccato e piacevolmente aromatico, diverso
dall’agliaceo degli altri tartufi, in grado di evocare un sapore misto di terra bagnata, funghi e parmigiano.
Epoca e ambiente di maturazione: la maturazione viene raggiunta in autunno fino all’inizio dell’inverno anche se i primi esemplari si possono rinvenire nei mesi di luglio-agosto (fioroni), si trova dalla pianura fino ai 600 m slm., con punte di 800 m. Cresce in terreni marnosi o marnoso-calcarei con pH intorno a 7-8, particolarmente umidi e ricchi di vegetazione. Nasce ad una profondità variabile, compresa tra la superficie e i 60 cm (eccezionalmente può arrivare al metro) ad una temperatura media di 6°C.Vive in simbiosi con querce, pioppi, faggi, salici e noccioli; raramente lo si trova in concomitanza con altri tartufi.
Il tartufo di mano in mano
Pulizia: ripulire da possibili residui di terriccio con spazzolino di durezza media o con pennellino, quindi con panno asciutto per togliere la rimanenza. Mai usare acqua per non compromettere la conservazione del tartufo.
Conservazione: conservare intero in un contenitore di vetro a chiusura ermetica in un ambiente fresco ad una temperatura che va dai 3° ai 6°C per non disperdere il profumo, meglio se avvolto in un panno/carta assorbente. L’errata conservazione può accelerare il processo di deperimento.
Tags: Generale, Tartufo Bianco di lorenzo
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