Svelato il Dna del tartufo nero: nuova arma contro le frodi

 

Sono anni ormai che l’Italia cerca un sistema per difendersi dai tartufi contraffatti e tutelare la qualità del suo “oro nero” e adesso forse l’ha trovata.

Il merito è di una ricerca italo-francese, pubblicata sulla rivista Nature, che ha permesso di tracciare la mappa del Dna del tartufo nero, la prima di un fungo commestibile.Tutto è partito da Torino, nel 2007, quando cinquanta ricercatori italiani e francesi si sono riuniti in un consorzio e hanno avviato il progetto al quale poi hanno lavorato gruppi del Cnr di Torino e Perugia e le università di Parma, Torino, Bologna, L’Aquila, la “Sapienza” di Roma e Urbino.

Il risultato è un tracciato che – spiega Paola Bonfante dell’Istituto per la protezione delle piante del Cnr e dell’università di Torino – «permetterà di avere a disposizione migliaia di marcatori, impronte genetiche che permetteranno di tracciare i tartufi sulla base della provenienza, fornendo una sorta di certificazione del prodotto da usare anche come strumento anti-frode». Ogni anno, infatti, vengono scoperti quintali di prodotti contraffatti e tutti i tentativi di arginare il fenomeno finora non hanno dato i risultati sperati.

Il problema nasce perché il Tuber melanosporum, la varietà più pregiata tra i tartufi neri il cui prezzo oscilla tra i 900 e i 2.500 euro al chilogrammo, ha dei parenti prossimi che possono trarre in inganno anche un occhio esperto. Ad esempio, il Tuber indicum, proveniente dall’Asia e sbarcato in Europa negli anni ’90, ha un aspetto molto simile al parente “nobile” eppure non possiede alcuna proprietà organolettica.

La mappa quindi aiuterà a conferire al tartufo nero una sorta di marchio di garanzia, ma fornirà anche informazioni essenziali sulle regioni del genoma responsabili dell’aroma permettendo, entro breve tempo, di definire un profilo genetico-molecolare che coniughi origine geografica e profumo. Inoltre, i marcatori genetici svelano i meccanismi di alleanza fra il pregiato tubero e le radici di alcuni alberi, come quercia, nocciolo, salice o leccio, perché, come molti funghi, il tartufo nero produce sulle radici, in un rapporto di tipo simbiotico, alcune strutture chiamate micorrize che sono essenziali per il suo ciclo vitale e importanti per le proprietà organolettiche.

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LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI

Calendario di raccolta dei tartufi
“Anno 2010″
(Legge Regionale 27 maggio 2005, n. 24 e successive modificazioni ed integrazioni)
Fermo restando i poteri previsti dall’art. 8 comma 3 della L.R. n° 24/2005, così
sostituito dall’art. 3 della L.R. n° 18/2006, sul territorio della Provincia di
Campobasso la ricerca e la raccolta dei tartufi è consentita esclusivamente nei
seguenti periodi:
Tartufo nero pregiato (T. Melanosporum Vitt.)
dal 15 novembre al 15 marzo
Tartufo bianco (T. magnatum Pico)
dal 15 ottobre al 31 dicembre (solo per l’anno 2010)
Tartufo d’estate o scorzone (T. Aestivum Vitt.)
dal 1° giugno al 30 agosto
Tartufo bianchetto o marzuolo (T. Borchi Vitt. o T. Albidum Pico)
dal 15 gennaio al 31 marzo
Tartufo nero d’inverno o trifola nera (T. Brumale Vitt.)
dal 1° gennaio al 15 marzo
Tartufo moscato (T. Brumale var. Moscatum De Ferry)
dal 1° dicembre al 15 marzo
Tartufo uncinato (T. Uncinatum chatin)
dal 15 ottobre al 31 dicembre
Tartufo nero liscio (T. Macrosporum Vitt.)
dal 15 ottobre al 31 dicembre;
Tartufo nero ordinario (T. Mesentericum Vitt.)
dal 15 ottobre al 31 gennaio
La ricerca e la raccolta dei tartufi è vietata nei mesi di aprile e settembre e comunque,
benché nel periodo autorizzato, da un’ora dopo il tramonto ad un’ora prima dell’alba.
La ricerca è, altresì, permessa per l’intera settimana.

Larino. Un cinquantenne di Sant’Angelo Limosano è stato multato dal Corpo Forestale per essere stato beccato in flagranza mentre era intento, insieme al figlio, nella raccolta di tartufi neri in violazione della legge dalle parti di Larino. L’intervento è stato effettuato dal personale della Forestale in servizio al Comando Stazione di Casacalenda.
I due uomini sono stati sorpresi mentre erano intenti ad eseguire dei veri e propri scavi con l’ausilio di zappe, pratica questa vietata dalla legge perché danneggia, a volte in modo irreversibile, l’intera micorriza da cui si originano i tartufi.
Dal controllo, padre e figlio sono stati trovati in possesso di circa 200 grammi di tartufo che sono stati sottoposti a sequestro/confisca e consegnati alla Provincia di Campobasso, competente in materia. Per i due multa salata che si aggira sui 4mila euro.

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